Napolitano denuncia i pm spioni
“E’ dovere del presidente della Repubblica evitare che si pongano precedenti grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore, immuni da qualsiasi incrinatura, le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”. Cita Luigi Einaudi il capo dello stato, Giorgio Napolitano, nel motivare la decisione con cui ieri ha dato mandato all’Avvocatura dello stato di sollevare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta contro la procura di Palermo.
9 AGO 20

“E’ dovere del presidente della Repubblica evitare che si pongano precedenti grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore, immuni da qualsiasi incrinatura, le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”. Cita Luigi Einaudi il capo dello stato, Giorgio Napolitano, nel motivare la decisione con cui ieri ha dato mandato all’Avvocatura dello stato di sollevare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Consulta contro la procura di Palermo. Il comunicato del Quirinale parla delle “decisioni” dei pm di Palermo, “lesive di prerogative attribuite dalla Costituzione” al Quirinale, riferendosi alla mancata distruzione delle intercettazioni delle sue conversazioni telefoniche con l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa tra stato e mafia. “Non esistono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunità”, ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, dopo essere stato convocato nell’ufficio del procuratore capo, Francesco Messineo, insieme con gli altri magistrati titolari del fascicolo. Per Messineo quella di Napolitano è stata un’intercettazione “occasionale”, “imprevedibile e inaspettata”, che di fatto “sfuggirebbe” alla normativa sull’esenzione del presidente della Repubblica da qualsiasi intercettazione.
Ma il decreto con cui Napolitano ha promosso il conflitto di attribuzione (citando l’art. 90 della Costituzione e la legge n. 219 del 5 giugno 1989) dice che le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il capo dello stato, “ancorché indirette od occasionali, sono vietate – fatti salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione – e non possono essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte”. Per il ministro della Giustizia, Paola Severino, Napolitano ha usato il mezzo più corretto evitando conflitti politici: “Il problema è interpretativo, ossia se l’intercettazione debba essere valutata prima di essere filtrata in un’udienza nella quale si decide sulla sua eliminazione”. Ma la questione “interpretativa” è già fin troppo politica. “Ha ragione Napolitano – ha detto il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro – non devono esserci interferenze tra i vari organi dello stato. Ciò premesso l’Idv si schiera al fianco dei magistrati palermitani”. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, auspica un intervento del Csm su Ingroia, “che ormai agisce senza più freni e regole”. Parla di “atto di responsabilità” il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, secondo il quale “l’iniziativa di Napolitano mira a chiarire le prerogative dell’istituzione che rappresenta”.